Ipnosi Regressiva Evolutiva Translife

Rimodulazione emozionale dei ricordi


MILANO

L'unica scuola di ipnosi regressiva, in Italia, riconosciuta dal registro Translife PLS ®‎

Uno staff di eccellenza

Lo staff di IPNORET-RER ha i contorni dell’eccellenza; tra loro:

Almalibre Rebelde, scrittore, ricercatore, divulgatore, formatore, inventore e scopritore della doublematrix; Emanuela Capelli, psicologa e co-fondatrice della PLS (Psicologia della Liberazione del Sé); Dr.Med. Pier Luigi Simari, fondatore di Medinux; Giancarlo De Vivo che ha tracciato le strade iniziali della new economy italiana, formatore e creatore; Alessandra Riva, esperta di fusione olistica tra discipline e Lalita Kamala, co-fondatrice dell’Accademia di Tantra dell’Origine.

 

Le basi teoretiche e le caratteristiche dell'IPNORET-RER® Translife

Ipnosi Regressiva Evolutiva Translife - Rimodulazione Emozionale dei Ricordi

 

Introduzione

Cos'è l'ipnosi regressiva definizione classica.
Il metodo eriksoniano.

Le basi fondanti della scuola di IPNORET-RER®‎ Translife

La focalizzazione della DOUBLEMATRIX.
La Psicologia della Liberazione del Sé.

Rifondazione dell'ipnosi regressiva e creazione del metodo attuativo IPNORET-RER ® Translife

 
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A FINE PAGINA TROVERAI I PULSANTI DI ACCESSO PER:

Sessioni individuali.

Il percorso formativo per operatori IPNORET-RER®‎ Translife.

Le cellule che sopprimono il richiamo di memorie legate a eventi traumatici si trovano nell'ippocampo (rosso). University of Texas at Austin

Benvenuti

 

In questa pagina iniziale cercheremo di aiutarti ad immaginare il percorso che ha portato da basi filosofiche e psicologiche a creare i format che oggi vengono chiamati coi nomi di IPNORET-RER Translife ® ‎, fino ad entrare nei fondamenti scientifici della Scuola.

 

In relazione ai fondamenti scientifici, tratteremo in questa pagina anche delle basi teoretiche della scuola: la scoperta della doublematrix in relazione alla teoria generale dell'uomo e del sociale e la fondazione della PLS ® (Psicologia della liberazione del Sé), a cui la scuola si ispira.

Milton Erickson

Cos'è l'ipnosi regressiva, definizione classica


Storia dell’ipnosi

Il termine ipnosi deriva dal greco Hypnos che significa sonno; l’Ipnosi è caratterizzata da uno stato simile al sonno ma che in realtà è paragonabile ad un rilassamento molto profondo in cui si riesce a comunicare, sfatando così il mito dell’ipnosi come perdita di coscienza e di controllo come si vede nei film.

L’ipnosi di fatto esiste da sempre poiché è uno stato dell’essere. Lo stato ipnotico è un funzionamento naturale del sistema nervoso che attiva le capacità di auto guarigione, anche se nel corso dei tempi l’ipnosi come tecnica ha conosciuto diverse applicazioni ed interpretazioni.

Il suo utilizzo è molto antico. Nelle culture primitive veniva utilizzata a scopo terapeutico e divinatorio, in quanto considerata canale tra l’umano e il divino. Gli indù e gli sciamani si auto ipnotizzavano per non sentire il dolore.

Studi antropologici ed etnopsichiatrici confermano come nelle culture di tutto il mondo sciamani, stregoni, filosofi greci, profeti, sacerdoti ricorressero, a volte ignari, a volte in modo conscio e intenzionale, ad induzioni di stati ipnotici per ottenere “guarigioni”.

A partire dal 1700 Mesmer con la sua teoria del “magnetismo animale (mesmerismo), seppur contrastato da scienziati dell’epoca, agevolò gli studi sull’ipnosi e sul sonno indotto dal terapeuta. Nella prima metà dell’ottocento James Braid inventò il termine ipnotismo e cercò di stabilirne una validità scientifica.

A fine secolo, esibizioni pubbliche condotte in tutta Europa, risvegliarono l’interesse per lo studio dell’ipnotismo di alcuni neurologi e medici universitari, favorendo la nascita di due scuole che diedero un grande contributo alla nuova psicoterapia e psichiatria dinamica: la Scuola di Nancy e quella di Salpetrière.

Fu grazie a queste due grandi Scuole che l’ipnosi divenne di pubblico dominio.

Il grande neurologo Charcot, direttore della Scuola di Salpetrière, che considerava l’ipnosi una condizione prossima alla patologia, la utilizzò nel trattamento dell’isteria.

Di contro Bernheim, capostipite della Scuola di Nancy, sosteneva che gli effetti ottenuti con l’ipnotismo erano altresì ottenibili anche per mezzo della suggestione allo stato vigile, un procedimento che la Scuola di Nancy chiamò “psicoterapia”. Per lui fondamentale era il “rapporto” che si stabiliva tra paziente e ipnotista nel processo terapeutico; sottolineò inoltre l’importanza dell’utilizzazione delle risorse personali del soggetto ipnotico. Anche Freud utilizzò l’ipnosi per poi abbandonarla con l’avvento della psicanalisi, di cui ne è il padre.

Bernheim parlava di una concezione naturalistica della trance, quella che per Erickson è la common everyday trance, ovvero lo stato naturale e fisiologico della trance che si verifica quotidianamente in tutti.

Queste nuove concezioni rappresentano una nuova visione dell’ipnosi che porteranno, grazie all’opera di Milton Erickson, ad un nuovo modello psicoterapeutico che assumerà il nome di “nuova ipnosi”.

 

 

L’ipnosi regressiva ericksoniana

Per Milton Erickson, psichiatra e psicologo, presidente e fondatore dell’American Society for Clinical Hypnosis, era determinante il complesso processo interno che si sviluppava nel soggetto in stato di ipnosi e la necessità di adattare le metodiche induttive alle caratteristiche individuali.

Egli, per identificare lo stato di trance, non considera più indispensabili i segni di rilassamento fisico e mentale, quindi la distinzione tra trance e non trance diviene ancora più sottile e valutabile grazie a piccoli dettagli che l’ipnotista deve riuscire a cogliere.

Nell’ipnosi ericksoniana cambia radicalmente anche il ruolo del’ipnotista, non più legato alla figura carismatica e alla sua autorità, ma diviene fondamentale la capacità di restituire al soggetto la centralità di protagonista attivo, dotato di potenzialità (“risorse”) che il terapeuta ha il dovere di stimolare e rispettare.

L’attenzione alle risorse di autoguarigione presenti in ogni individuo dev’essere considerata il confine tra la nuova ipnosi, o ipnosi naturalistica, e l’ipnosi classica, basata su una relazione ipnotista-paziente estremamente sbilanciata in cui il ruolo passivo del paziente comprendeva l’accettazione delle suggestioni indotte dall’ipnotista per il cambiamento. L’ipnoterapia ericksoniana invece parte dal presupposto che è il paziente a possedere le potenzialità del cambiamento e quindi di guarigione. Sostanzialmente nulla si toglie e nulla si immette nel paziente.

Inoltre Erickson considerava la mente conscia dell’individuo come un blocco per l’accesso alle proprie risorse; infatti l’ipnosi depotenziando la coscienza del soggetto lo rende ricettivo verso le proprie risorse.

L'ipnosi regressiva ericksoniana è quindi caratterizzata da un approccio "naturalistico", in cui il soggetto è perfettamente consapevole e vigile, anche se in uno stato di focalizzazione profonda su di sé, in cui ci si può muovere liberamente e in cui la mente fluttua. Ed è proprio all'interno di tale stato che è possibile accedere e comunicare con l'inconscio, favorendo l'emergere di eventi salienti, anche molto lontani nel tempo, connessi con le problematiche che il soggetto si trova a vivere in quel momento della propria vita ed effettuare significative ristrutturazioni delle proprie problematiche attuali, favorendo rielaborazioni creative ed innovative, impensabili in un normale stato di veglia.



Approfondimenti: L’induzione ipnotica eriksoniana

La maggior parte di noi ha un’idea stereotipata dell’ipnosi e della trance, si dà per scontato che il processo ipnotico comprende staccarsi dalla realtà del momento per entrare in una nuova realtà chiamata “stato di trance”. In realtà l’ipnosi è un fenomeno complesso, uno stato che può essere raggiunto in forma concreta ed esperienziale, quindi non astrattamente, ed è composto da una serie di elementi psico-socio-contestuali.  
Gli ipnotisti tradizionali tendono a contare su protocolli appresi a memoria, e non riescono ad adottare i relativi principi dell’induzione con flessibilità, facendo poco sforzo di personalizzare l’induzione stessa: i principi di induzione rimangono gli stessi della pratica tradizionale. in quella di stampo Ericksoniano invece si pone l’attenzione su quando e come modificare tali principi. Il suo diventa quindi un ‘approccio personalizzato’. 
Gli approcci tradizionali sono, per così dire, più ‘autoritari’, quelli basati sulla scuola Ericksoniana più ‘permissivi’. il metodo Ericksoniano è considerato un approccio ‘dall’interno all’esterno’, con il cambiamento evocato e attivato dall’interno del cliente. Al contrario la direzione dell’ipnosi tradizionale procede ‘dall’esterno verso l’interno. 

Secondo Erickson non esiste un metodo induttivo prestabilito. I terapeuti ericksoniani infatti, strutturano il loro approccio su misura dell’assistito, in modo che l’induzione evolva in base alle risposte dettate dalla persona stessa. 
Il terapeuta ipnotista lavora in modo da stabilire una risposta strutturata in diverse direzioni. L’obiettivo è quello di alterare implicitamente l’attenzione, la coscienza, l’intensità, le associazioni, il ruolo sociale e la motivazione. 


Cos'è l'IPNORET-RER ® Translife

Nella nostra SCUOLA gli approcci precedenti, più orientati da una parte all'ascolto, dall'altra all'azione concreta, vengono rielaborati in una modalità operativa completamente nuova.  

Come già detto all'inizio, per comprendere a fondo le basi scientifiche e spirituali, su cui si basa il nuovo approccio, è necessario conoscere le tre fasi principali della RICERCA che l'hanno ispirata e che ne rappresentano la fondazione.

La focalizzazione della doublematrix

Teoria generale dell'uomo e del sociale.

 

La PLS ®‎ Psicologia della Liberazione del Sé

La rivoluzione nell'ambito della psicologia che ha fatto seguito alla focalizzazione della doublematrix.

 

Rifondazione dell'ipnosi regressiva e creazione del metodo attuativo IPNORET-RER ® Translife

Le basi teoretiche della scuola di IPNORET-RER ®‎ Translife

La focalizzazione della doublematrix

Teoria generale dell'uomo e del sociale


Nel libro l’Uomo Originale Libero – Translife Revelation, il filosofo, scrittore, ricercatore indipendente e guida spirituale, Giancarlo De Vivo ‘Almalibre Rebelde’ descrive come è pervenuto a focalizzare la doublematrix e le basi scientifiche della scoperta.

 

In una precedente fase della sua vita, Almalibre (Giancarlo De Vivo) ha portato la rete internet nel sud Italia, intuito e realizzato per primo in Italia i sistemi di e-commerce con carta prepagata e le reti di betting on line. Questi sistemi di marketing e di formazione innovativi hanno portarono le sue aziende a divenire leader di settore. Un visionario, sempre un passo più avanti, che è riuscito nella sua vita a trasformare l'intuizione, in fatti concreti.

 

La specie umana viene dall’Africa: i nostri progenitori che vivevano sugli alberi, circa 7-15 milioni di anni fa, a causa della scomparsa della foresta pluviale, si trovarono a terra, indifesi a fronteggiare i predatori.

Molte specie si estinsero o si modificarono per sopravvivere nel nuovo habitat. Quella dei nostri progenitori, già dotati di un cervello di circa 400 grammi, creò piccoli gruppi composti da individui, che andarono a specializzarsi nel tempo, svolgendo compiti sempre più appannaggio del gruppo.

Questo processo oggi si studia anche nelle scuole del nostro paese.

 

Vennero in quel momento poste le basi per la nascita di un Superorganismo, come viene definito in biologia, con la caratteristica dell’eusocialità.

La caratteristica fondamentale di un superorganismo eusociale consiste nella cessione di istanze basilari da parte degli individui, che lo compongono, in favore del prosperare del gruppo cui appartengono. Ciò determina un processo di involuzione e di allontanamento dalla natura e dalla ricerca spontanea della felicità individuale, che invece sono tipiche di ogni altro essere vivente.

 

Allo stato attuale sono solo dieci le specie ancora sottoposte a superorganismo eusociale (formiche, api, termiti, ecc.). Come fu nel caso dei nostri progenitori, esso non venne installato per scelta, bensì per pura necessità di sopravvivenza.

I meccanismi secondo cui il super-organismo eusociale si evolve nel tempo e seleziona ciò che più gli è utile, di generazione in generazione, sono simili a quelli descritti dal darwinismo-sociale.

Questo è il primo tassello del processo di involuzione, che ha coinvolto la specie umana. Almalibre Rebelde lo identifica con il nome di MATRICE-VIVENTE.

 

Grazie alla comprensione di questo processo involutivo, possiamo oggi definire con certezza che la società non è una creazione degli uomini, ma semplicemente il modo in cui gli uomini stessi chiamano la loro matrice-vivente di appartenenza.

Gli uomini vengono così assimilati dalla matrice-vivente, divenendo cellule inconsapevoli specializzate dello stesso macro-organismo matrice. Sarebbe, infatti, impensabile che un essere vivente possa cedere la sua felicità e la sua libertà al gruppo e ai suoi interessi, se fosse completamente a conoscenza del processo.

La matrice-vivente ha quindi vita propria e segue esclusivamente i suoi interessi. Come dimostrato anche dal padre della sociologia moderna Émile Durkheim, ogni fenomeno sociale ha le sue origini in un precedente fenomeno sociale e non in cause legate all’azione del singolo individuo.

 

A questo punto, è necessario comprendere e svelare come avviene il processo di assimilazione degli individui, da parte della matrice-vivente e come la matrice riesce a gestire gli uomini, nel tempo.

Anche su questo la scienza ci dà la risposta. Già Freud, focalizzando il super-io, aveva concettualizzato l’esistenza di meccanismi che gestivano la natura dell’uomo, piegandola alle necessità sociali. Secondo Freud, il super-io si origina dall’interiorizzazione dei codici di comportamento, divieti, ingiunzioni e schemi di valore (bene/male; giusto/sbagliato; buono/cattivo; gradevole/sgradevole), che il bambino attua all'interno del rapporto con la coppia dei genitori.

Normalmente quindi sono i genitori che danno inizio al processo di assimilazione delle nuove cellule-uomo (i figli), coadiuvati dai media, dalla scuola, dalle canzoni, dalle favole, dai film, dai parenti, dalla letteratura, ecc, ecc. Gli assimilati quindi e chi è nel processo, aiutano tutti gli altri attori di quella che potremmo definire come “la divisione assimilativa” della matrice-vivente.

Il super-io che a questo punto diviene qualcosa di molto più ampio di quanto focalizzato da Freud all’epoca, è paragonabile ad un vero e proprio programma software. Questo modulo artificiale guida la persona nel suo divenire, convincendola che è il ‘programma’ a rappresentare realmente ciò che è, e non più la sua essenza originaria, frutto del genotipo. In altre parole, l’individuo smette di essere tale fin dalla nascita, in favore del programma con cui finisce ben presto per identificarsi totalmente. Perdendo così il contatto con sé, in profondità e con la propria intima natura.

 

Almalibre Rebelde chiama questo software ‘programma-schiavizzante’.

 

Fin qui abbiamo definito in estrema sintesi la doublematix, di cui parla Almalibre, e le sue implicazioni sul piano psichico e sociale. Per accedere ad una comprensione più ampia di cosa sia la matrice-vivente, di quale sia la natura reale dell’uomo, del suo genotipo e di come funzioni il programma-schiavizzante, è necessario leggere il suo libro.

È importante qui intanto sottolineare un punto fondamentale. Se l’uomo agisce, pensa e prova emozioni sulla base di istanze del programma-schiavizzante e non della sua essenza genotipica originaria, vuol dire che nei secoli la psicologia ha sbagliato completamente strada. Vuol dire che la psicologia si è illusa di studiare l’uomo, mentre stava studiando in realtà il suo programma-schiavizzante. Stava escogitando metodi ed espedienti per “aggiustare” il programma-schiavizzante installato sull’individuo, per renderlo più funzionale agli interessi della matrice-vivente e non per curare l’uomo, eliminando il programma stesso e riportandolo a sé. Alla sua natura e alla sua originalità.

Come afferma Almalibre, poiché i programmi-schiavizzanti per meccanismi casuali e causali intrecciati tra loro, sono tutti diversi l’uno dall’altro (così come sembrano diverse le persone da lui definite ‘cellule-uomo assimilate’), gli studi di psicologia sono di fatto caduti nella soggettività più assoluta, portando la psicologia stessa a uscire dalla categoria di quanto chiamiamo “rami della scienza”. Ciò è asserito e ammesso anche da molti docenti universitari di psicologia e tanti ricercatori di settore. 

 

Infatti, già nei testi attraverso cui avviene l’istruzione universitaria e il primo indirizzo al tirocinio di psicologi e psicoterapeuti, rispetto alla diagnosi e cura di un unico problema viene proposta una moltitudine di approcci. Non si va mai oltre alla descrizione comparata di teorie fumose, anche tra loro molto diverse. Quindi in questo ambito si presuppone solo in modo vago. Si finisce per parlare di percentuali di ‘successo’ di un determinato metodo piuttosto di un altro a proposito di un’unica semplice casistica. Raramente queste percentuali superano il quoziente del 60-70%, anzi questo livello viene già definito un ottimo risultato. E’ chiaro che non siamo di fronte a qualcosa di certo e realmente frutto del metodo scientifico.

 

La focalizzazione della doublematrix ha cambiato quindi definitivamente la visione di cosa sia l’uomo e come funzionino i suoi processi vitali. Tutto viene così riportato a parametri di semplicità e limpidezza. Questa definizione, tornata di nuovo oggettiva e scientifica, può anche spaventare. Viene finalmente chiarito però come l’uomo allo stato attuale sia paragonabile ad uno schiavo, che agisce inconsapevolmente in favore degli interessi di un altro soggetto, la matrice-vivente e non della propria intima natura e felicità. Per comprendere meglio questo scenario, uscendo dall’aspetto strettamente scientifico, possiamo riferirci alle vicende descritte nel celebre film ‘The Matrix’. In realtà le maglie interlacciate dei meccanismi eusociali, cui siamo sottoposti, sono persino più invasive e potenti, ma l’aver definito una direzione chiara di uscita rende il percorso Translife efficace e risolutivo.

Attraverso questa nuova consapevolezza, supportata dal confronto multidisciplinare di più elementi scientifici, descritto nel libro “L’Uomo Originale Libero – Translife Revelation”, è iniziato un processo che porterà la psicologia negli anni a venire ad assurgere al ruolo di scienza, che le compete per origine e natura.

 

La focalizzazione della doublematrix rappresenta quindi l’elemento fondante della PLS (Psicologia della Liberazione del Sé) e di tutto ciò che ne deriva a cascata, come vedremo nel prossimo paragrafo.

Grazie alla focalizzazione della doublematrix, anche l’idea di cosa siano il counseling e il coaching, come modalità attuative, assume uno spessore decisamente diverso, rispetto a quanto si pensasse fino ad oggi.

 

Nei fatti diventa così possibile supportare l’individuo in un processo di trasformazione reale della propria vita, nell’ambito delle sue effettive possibilità del momento. Liberarsi dal programma-schiavizzante è quindi la vera definitiva soluzione e direzione, non un palliativo puramente transitorio.

La PLS ®‎ Psicologia della Liberazione del Sé

La rivoluzione nell'ambito della psicologia che ha fatto seguito alla focalizzazione della doublematrix 

Sono Emanuela Korin Capelli, psicologa e counselor. Insieme ad Almalibre Rebelde e Lalita Kamala ho fondato la PLS (Psicologia della Liberazione del Sé) che trae i suoi fondamenti dalla focalizzazione della doublematrix, di cui parla il libro “L’Uomo Originale Libero – Translife Revelation”.

Questa nuova scoperta segna il passaggio dall’attuale psicologia soggettiva ad una Psicologia Oggettiva, la quale può essere equiparata ad una scienza vera e propria, poiché dotata di basi, dati e contenuti verificabili e riproducibili.

L’identificazione della doublematrix rivela come l'uomo comune non sia ‘normale’ in quanto uomo: le sue azioni, i comportamenti, le emozioni e i pensieri appartengono ad un programma (il programma-schiavizzante) che lo conduce, come in un sogno, a perorare gli obiettivi della matrice-vivente, anziché muoversi liberamente verso la sua auto-realizzazione e la sua felicità.

 

Come abbiamo evidenziato nel precedente paragrafo (La focalizzazione della doublematrix), l’uomo assecondando questo programma, per quanto inconsciamente, piuttosto che la propria natura, provoca a se stesso un’infinita serie di problematiche, in termini di salute, del sistema percettivo, del livello energetico-vitale e di tutto ciò che concerne l’uovo energetico umano.

Non essendo precedentemente a conoscenza dell’esistenza del programma-schiavizzante, tutti i tentativi di sanare l’uomo e la sua condizione, brancolavano nel buio, producendo risultati confusi e contraddittori.

 

L'evoluzione della psicologia nella storia 

La parola ‘psicologia’ deriva dal greco “Psyche” ovvero anima e da “Logos” ovvero parola.

Quindi letteralmente significava lo studio dell'anima. Nel ‘500 e ‘600 la psicologia era ancora inscindibile dalla filosofia. Alcuni filosofi greci come Platone e Aristotele, fino ai più recenti Locke, Hobbes e Cartesio, proposero teorie concernenti la mente umana che sono tuttora alla base della ricerca psicologica.

Il significato del termine psicologia, introdotto durante il XVI secolo, rimase immutato fino al XVII quando la parola assunse il significato di ‘scienza della mente’. Nell’ultimo secolo, il significato del termine è cambiato ulteriormente, adeguandosi alle nuove prospettive e alla moderna metodologia.

Il XX secolo ha assistito a un florido sviluppo di differenti prospettive e visioni della psicologia, diverse sul piano metodologico e speculativo. Si è passati dallo strutturalismo al funzionalismo, dal comportamentismo al cognitivismo, dall'epistemologia genetica alla scuola storico-culturale, fino ad arrivare alle neuroscienze.

 

Il distacco definitivo dalla filosofia e la nascita della psicologia come disciplina a sé stante avvenne nella seconda metà dell'Ottocento, con l’integrazione nella stessa dei dati provenienti dalle Scienze Naturali. Ecco la nascita della psicologia sperimentale.

Tra il 1850 e 1870 molti scienziati, soprattutto fisici e medici, cominciarono ad occuparsi dello studio della psiche, analizzando le sensazioni, le percezioni e l'attività intellettiva con un approccio oggettivo. Questi scienziati consolidarono la nuova tendenza, impiegando nello studio della mente le metodologie applicate nelle scienze naturali.

 

Wilhem Wundt, fisiologo e psicologo tedesco, nel 1874 pubblicò Fondamenti di psicologia fisiologica, considerati il trattato inaugurale della psicologia scientifica. Wundt fondò a Lipsia il primo laboratorio di ricerca psicologica, polo attrattivo di allievi e scienziati da tutto il mondo.

Per Wundt l'oggetto della psicologia doveva essere l'esperienza immediata, contrapposta all'esperienza mediata, oggetto delle scienze fisiche. Grazie a questa determinazione e all'uso di un metodo rigoroso negli esperimenti, si strutturò definitivamente la psicologia, intesa come disciplina scientifica e accademica; gli oggetti di studio divennero la percezione, le emozioni, la memoria, il linguaggio, la personalità e molte altre funzioni e processi mentali.

Applicare in psicologia il metodo sperimentale significava osservare i fenomeni psichici (percezione, intelligenza, memoria, etc.) e i comportamenti da essi derivanti in maniera oggettiva, grazie all’attuazione di rigide procedure molto strutturate, tipiche del metodo empirico.

Quest’orientamento era fondato sullo studio del comportamento inteso come la totalità delle attività che l'organismo svolge relazionandosi con l'ambiente, passibile di misurazione attraverso strumenti fisici e verificabile da parte di qualsiasi osservatore. Venivano esclusi i dati soggettivi, in quanto non direttamente osservabili, né sottoponibili a sperimentazione.

 

La psicologia perse così la definizione di “studio dell'anima” per divenire una “scienza senz’anima”.

 

Il filosofo austriaco Franz Brentano, contemporaneo di Wundt, se ne distaccò, proponendo un approccio basato su un concetto maggiormente filosofico e meno sperimentale, che egli definiva “intenzionalità”.

Per decenni questi due filoni di ricerca rimasero i più diffusi nella psicologia in quanto scienza.

 

Singmund Freud fu influenzato da questi due approcci, in particolare da quello di Brentano. La sua concezione psicologica e i suoi metodi di studio, infatti, non furono influenzati dal metodo scientifico come fu invece per il laboratorio di Lipsia.

Freud non si limitò ad esaminare le sole patologie dell'essere umano, ma indagò anche i comportamenti di vita quotidiana e le loro possibili origini. La vera rivoluzione da lui introdotta fu la concezione dell'esistenza di una parte irrazionale e nascosta in ogni essere umano: l'inconscio.

Freud presentò anche il cosiddetto modello strutturale della mente, dove quest'ultima viene divisa in tre istanze psichiche principali: l'Es, l'Io e il Super-Io.

Tutti i suoi lavori si focalizzarono sull’obiettivo di far emergere la ‘parte nascosta’ dell’individuo.

Queste pratiche vennero raggruppate sotto il nome di psicanalisi, apportando nuovi concetti, come l'energia psichica e libidica, il conflitto psichico e i complessi, le esperienze traumatiche, i transfert e controtransfert, i meccanismi di difesa e l'analisi personale.

Per Freud ogni essere umano è costantemente coinvolto in una serie di esperienze e interazioni con l'ambiente esterno, di vario tipo e intensità. La reazione ad una stessa esperienza cambia da soggetto a soggetto e, anche nella stessa persona, è diversa a seconda del particolare momento di vita.

Fu lui ad individuare come le nostre esperienze personali dell’infanzia influiscano notevolmente sul nostro funzionamento psicologico da adulti.

Egli iniziò la sua ricerca durante il Romanticismo, epoca segnata dal risveglio delle passioni, dall'irrazionale e da tutto ciò che oggi potremmo considerare inerente all’inconscio: sogni, disagio mentale, parapsicologia. Di conseguenza con Freud, venne scardinato l'elemento oggettivo dall’indagine psicologica, per quanto quell’elemento fosse solo una verità parziale.

Fu infatti grazie a Freud che l’inconscio fu svelato e indagato, aprendo le porte ad una delle più grandi rivoluzioni del pensiero del novecento e a seguire alla focalizzazione della doublematrix.

Ci troviamo quindi di fronte ad un evento molto simile a ciò che accadde in quel passato che vide contrapposte le teorie di Darwin a quelle di Lamarck: avevano intuito entrambi una verità parziale. Solo dopo due secoli, con la nascita della scienza epigenetica, tornarono in luce le teorie lamarckiane.

 

Difatti la focalizzazione del programma-schiavizzante ci rivela come esso stesso si radichi nel sistema nervoso a livello fisico, dando vita ad una malattia che accompagnerà l’individuo, quasi sempre, fino alla sua dipartita (quasi sempre, poiché in alcuni casi, come ad es. durante l’evoluzione di una malattia terminale, il programma-schiavizzante abbandona la sua vittima prima del decesso).

Come forse avrebbe detto oggi Lamarck, in base alle scoperte dell’epigenetica, dopo l’instillazione del programma-schiavizzante l’uomo sviluppa la sua malattia (malattia di cui è inconsapevole), modificando i suoi circuiti neuronali, per adattarsi alla realtà circostante e trasmettendo poi il tutto alla prole.

Non mi dilungo oltre sulla storia della psicologia, in quanto tutto ciò che è seguito alla descrizione precedente, nella visione cristallina che ci dona la Psicologia della Liberazione del Sé, rappresenta un cumulo di teorie, ipotesi ed approcci che, nascendo da basi errate, non giungono al centro del problema di fondo: quello di far assurgere la psicologia ad una scienza che possa anche portare l’uomo alla guarigione dalle sue endemiche malattie: l’infelicità e la non-autorealizzazione; o quanto meno, consentirgli di comprendere la radice dei suoi problemi.

 

Perché e come torna ad essere oggettiva la psicologia?  

Prima di Freud si pensava che qualsiasi problema psicologico fosse dovuto ad un mal funzionamento del sistema nervoso e di conseguenza del cervello, e ci si riferiva alla psicologia in generale come ad una scienza oggettiva.

Freud con le sue scoperte inserì l'elemento della soggettività: il malfunzionamento non è da ricercarsi nel cervello, ma in una serie infinite di cause che comprendono l'intera vita psicologica dell'individuo fin da quando nasce.

Se nell'800, in relazione a un dato problema, si tendeva ad individuare una sola causa, dall’introduzione della psicanalisi freudiana in poi, possiamo invece determinare un’infinità di cause legate allo stesso. In questo nuovo contesto la psicologia non è più una scienza: contiene all'interno di sé moltissimi approcci, teorici e tecnici, non finalizzati a liberare l'uomo, ma a curarne semplicemente i “sintomi”, ottenendo di farlo “stare un po' meglio di prima”.

Da Freud in poi si sono succeduti centinaia di ricercatori in ambito psicologico, i quali hanno sviluppato altrettante teorie. Anche fornendo spunti interessanti, hanno comunque sempre ottenuto risultati parziali e mantenuto una forte componente soggettiva. Fin qui la psicologia non viene ancora riconosciuta in quanto scienza.

Nasce ora, dopo la focalizzazione della doublematrix, una nuova Psicologia, la cui base è completamente diversa: semplice, essenziale ed oggettiva.

Il problema principale della psicologia è stato quello di credere che il suo oggetto di studio fosse l'uomo in quanto tale, non essendo a conoscenza che dentro ciascuno di noi ci sono due parti: la parte libera e la parte guidata dal programma-schiavizzante. L'errore di partenza è stato quello di credere che i problemi della cellula-uomo assimilata dalla matrice-vivente, fossero i problemi dell'uomo stesso.

 

Usiamo ora una metafora per comprendere meglio il concetto-base:

Almalibre spiega nel suo libro che non dobbiamo immaginare la mente come il ‘luogo’ in cui vive l’Essenza dell’uomo, condizionata freudianamente dal super-io, ma piuttosto come un parlamento in cui, chi detiene la maggioranza, prende le decisioni. Essendo la maggioranza, nella mente del cosiddetto uomo normale (definita nel suo libro ‘cellula-uomo assimilata’), detenuta al 99% dal programma-schiavizzante, è sempre quest’ultimo a decidere.

Con questa scoperta vengono superate tutte le visioni libertarie precedenti, per quanto avanzate, che inquadravano i condizionamenti come elementi cardine nemici dell’essenza-uomo; c’è molto di più. Con la focalizzazione delle due parti in conflitto in noi, programma-schiavizzate ed Essenza, si evidenzia che l’uomo in quanto tale semplicemente non esiste, visto che è il programma-schiavizzante a detenere la maggioranza in quel parlamento chiamato mente, fino al momento in cui non diviene consapevole del meccanismo. Fino a quel punto-cardine la cellula-uomo è definibile solo come un software impiantato in un corpo biologicamente vivo.

Le problematiche umane nascono quindi dalle incongruenze del programma stesso e dal rapporto instabile tra l’individuo programmato e il macro-organismo matrice-vivente; e solo in piccola parte dal conflitto tra parte libera residuale dell’individuo ed il suo programma-schiavizzante.

 

Facciamo un esempio a caso per dare tangibilità a quanto sopra, osservando il senso di inadeguatezza che contraddistingue molte persone. Può mai un animale sentirsi inadeguato vista la perfezione con cui si è forgiato insieme alla natura e visto anche che ne è parte? Certamente no. Per comprendere come ciò possa accadere, dobbiamo quindi cambiare prospettiva e riformulare la domanda come segue: può un programma essere in conflitto con un sistema operativo che deve rispondere a istanze differenti tra loro? Certamente si.

Il macro-organismo ha infatti necessità, per funzionare, di vari tipi di cellule-uomo: quelle violente e quelle pacifiste, quelle arriviste e quelle umili, quelle arroganti e quelle compassionevoli, e dovendo quindi alimentare figure così diverse tra loro, in termini di valori, nell’interazione tra la singola cellula e il macro organismo, non possono non generarsi conflitti interiori alla cellula stessa.

 

Facciamo ora invece un esempio di conflitto tra programma-schiavizzante e parte libera residuale, osservando cosa accade ad un’altra specie superorganismo, soggiogata dalla sua rispettiva matrice-vivente. Nel macro-organismo formiche, in relazione all’espressione della sessualità, un solo soggetto è autorizzato a farlo massivamente, ma a volte, come ci dicono gli studi più recenti, le altre formiche si ribellano e trasgrediscono, andando contro la paura di violare la norma; piccole trasgressioni per sopperire ad una vita fatta di schiavitù. E se aggiungiamo anche che le matrici-viventi devono consentire almeno un minimo di apparente libertà alle loro cellule, per garantire la tenuta del sistema e il funzionamento degli ammortizzatori sociali necessari a rendere il sistema più fluido, allora ci rendiamo conto che anche quel pizzico di trasgressione è previsto ed è utile al sistema stesso, come fosse il lubrificante di un motore.

 

È ora chiaro che la psicologia non ha mai studiato l'uomo, in quanto tale, ma il suo programma-schiavizzante. Per ogni singolo problema la psicologia corrente non individua mai una sola causa, ma un’infinita di punti d’innesco che portano l'uomo ad un livello di confusione tale da perdere il senso della verità.

L'Essenza dell’uomo non contiene problemi. Solo il programma-schiavizzante e i suoi conflitti possono contenerli. La psicologia dominante, sul piano terapeutico, non poteva e non può rendere l'uomo felice, ma solo tamponare i sintomi più superficiali ed evidenti della sua ‘malattia’.

La PLS (Psicologia della Liberazione del Sé), viceversa, smette di conformarsi al solo alleviare il malessere dell’individuo. Essa cessa in questo modo di essere utile alla società e alla matrice-vivente, inaugurando un sistema che sradica il problema dell’assistito, partendo da un unico punto di innesco, oggettivo e rilevabile. La PLS (Psicologia della Liberazione del Sé) conduce direttamente alla liberazione dal problema, in quanto il problema in sé è frutto del programma-schiavizzante e non appartiene all'Essenza dell'uomo.

 

La PLS (Psicolo gia della Liberazione del Sé) non cerca più di curare l'uomo in modo vago ma, dopo aver individuato finalmente l’errore nei tentativi precedenti, propone una via d’uscita chiara per svincolarlo dalle maglie del programma-schiavizzante. Si tratta quindi di applicare un processo sottrattivo, tenendo sempre ben presente la dualità che c'è all'interno dell'uomo, allo stato attuale.

Il nuovo focus sarà quello di cercare di riportare l'uomo verso chi è veramente, verso la sua Essenza e il suo genotipo.

 

Per semplificare il concetto possiamo adottare come riferimento i delfini.

 

Osservare questi cetacei ci può essere particolarmente utile. La quantità e complessità di circonvoluzioni del loro cervello sono analoghe a quelle del nostro; inoltre il loro quoziente numerico, fra massa cerebrale ed estensione epidermica, è all’incirca identico al nostro, pur noi confrontandoci con un ambiente aereo e i delfini con un ambiente acquatico. Ciò ai termini della nostra ricerca ha un’importanza secondaria; è fondamentale invece comprendere le relazioni naturali fra contatto dei corpi coi propri simili e con tutto l’ambiente circostante, con i conseguenti aspetti emotivi, comportamentali ecc.

Osservando i delfini, ci rendiamo conto che per loro i concetti di infelicità, di tristezza, di arrivismo, di coppia, di guerra e di disamore sono inesistenti. Così come lo sono per tutti gli altri animali liberi.

 

Solo l’uomo e le poche altre specie, accomunate dall’essere un superorganismo eusociale, vivono in uno stato di schiavitù sostenuto da un preciso schema instillato nella mente dalla matrice-vivente e finalizzato a manipolare gli uomini, al fine di fargli perseguire i suoi interessi.

Lo schema è: instillazione di false paure -> a cui seguono false soluzioni -> e consequenziali falsi obiettivi da perseguire.

                                 

Per fare un esempio:

 

1. Instillazione della falsa paura che è molto difficile per l’essere umano vivere una vita soddisfacente sul piano affettivo.

2. Instillazione della falsa soluzione che ciò sarà invece possibile creando una coppia e a seguire una famiglia.

3. I punti 1 e 2 porteranno l’individuo a perseguire, come obiettivo, la creazione di una coppia e di una famiglia.

 

A questo lavoro di cesello della matrice-vivente, fatto attraverso la sua divisione assimilativa (vedi paragrafo precedente), sono seguite per secoli, da parte della filosofia e più di recente dalla psicologia, altre varianti di false soluzioni che portano a loro volta a perorare altre varianti di falsi obiettivi.

Come scrisse Ludovico Geymonat nell’aletta di un libro scolastico, la filosofia che si studia nelle scuole superiori finisce di essere strumento di indagine e di conoscenza già dopo i greci, ossia quando tutto ciò che potremmo definire cultura passò sotto il totale controllo della chiesa.

Anche Almalibre Rebelde, definisce la chiesa come lo strumento che 2.000 anni fa permise alla matrice-vivente di ricevere l’upgrade che le consentì, nei millenni successivi, di plasmare le sue cellule-uomo assimilate, ossia ciò che noi denominiamo umanità.

 

La PLS (Psicologia della Liberazione del Sé), partendo dagli assunti sopra espressi, ha sviluppato negli ultimi anni tutta una serie di strumenti e di tecniche che servono a limitare o azzerare il controllo esercitato dal programma-schiavizzante sulle persone.

 

Come vedremo nel prossimo paragrafo, la scuola di IPNORET-RER®‎ Translife aiuta concretamente le persone ad avanzare nella direzione del loro genotipo e quindi a sanare alla radice qualsiasi tipo di problema che offuschi l’esistenza dell’individuo.

Rifondazione dell'ipnosi regressiva e creazione del metodo attuativo  IPNORET-RER ® Translife



RIFONDAZIONE DELL’IPNOSI REGRESSIVA

In seguito alla focalizzazione della doublematrix è facile comprendere come i contesti in cui le persone sembrano non essere in grado di reperire le proprie risorse sono in realtà il risultato del condizionamento del programma schiavizzante dell’individuo che permette alla persona di interpretare esclusivamente il ruolo “selezionato” e consolidato, limitandolo a reazioni accettabili per lo stesso. Le informazioni selezionate dalla m-v rinforzano continuamente il sistema di credenze limitanti e il p-s, limitando l’emergere delle risorse inconsce e la comunicazione con la propria parte libera.

  Processi Associativi Interni
Il nostro inconscio ha la capacità di associare e ri-associare da sé i contenuti che gli vengono proposti.
La nostra memoria autobiografica viene intesa come uno spazio nel quale sono immagazzinate le nostre esperienze passate, una funzionalità che ci permette di richiamare al presente eventi trascorsi.
Si potrebbe paragonarla alla funzione di un computer ma, analizzando più a fondo i tratti caratteristici del ricordo, è facile comprendere che si tratta di un concetto molto più complesso. Mentre, infatti, i dati registrati su un supporto informatico vengono registrati in modo oggettivo ed immutabile, la nostra memoria è un processo creativo: costruttivo nel momento in cui il dato viene immagazzinato e ricostruttivo nel momento in cui viene rievocato. Questa ricostruzione viene eseguita sulla base delle conoscenze, aspettative e credenze presenti, ovvero sul p-s attuale della persona.

In sostanza il p-s può influire sul recupero dei ricordi favorendo o impedendo l’accesso ad alcuni contenuti e costruendo interpretazioni che si modificano nel tempo con l’evolversi del p-s stesso.
Queste considerazioni circa l’accessibilità dei contenuti mnesici comprova che, in certi momenti o in certe fasi della vita, nonostante ci si provi, sia difficile o impossibile recuperare certi avvenimenti, ed invece in alcune circostanze il ricordo non sia ‘reale’, ma modificato inconsapevolmente.
Allo stesso tempo, seguendo la concettualizzazione Ericksoniana dell’inconscio che conferisce a questo la capacità di conservare tutto ciò che ci è accaduto nella vita, durante l’ipnosi regressiva, a differenza di quanto avviene nello stato di veglia, il soggetto è in grado di accedere a questi contenuti non semplicemente ricordandoli, ma rivivendoli.

Il ri-accedere a quei contenuti con gli apprendimenti e le acquisizioni attuali e dopo aver mappato il programma schiavizzante (p-s), sotto la guida di un conduttore esperto, permette di ristrutturare l’esperienza, ovvero di re-interpretare l’accaduto alla luce delle assunzioni odierne, così da elaborarlo ed integrarlo nella propria vita in una veste completamente nuova.

Le persone sviluppano problemi di diverso genere ed entità a causa degli schemi interpretativi del proprio p-s, schemi mal adattivi e limitanti in quanto formatisi in seguito ad un apprendimento disfunzionale e rigido del sistema educativo condizionato dalla m-v. Distraendo la mente conscia e il suo sistema di credenze limitanti, il normale quadro di riferimento di una persona viene temporaneamente sospeso. Questa alterazione crea l’opportunità che la persona recuperi e sperimenti le abilità naturali che erano state dimenticate e/o ignorate fino a quel momento.  Successivamente, quando l’individuo percepisce nuovamente lo stimolo originale, esso non farà più scattare automaticamente le associazioni negative o limitanti della persona, ma le opzioni nuove o non usate in precedenza saranno ora accettabili e conseguibili.
Si è verificata così una ri-associazione delle esperienze di vita.
Venendo questa ri-associazione concretata attraverso una rielaborazione inconscia, la persona spesso nota il cambiamento solo in virtù del tempo e delle nuove esperienze sperimentate.



CREAZIONE DEL METODO ATTUATIVO IPNORET-RER

  Cosa accade durante una sessione di IPNORET-RER?

Avviene innanzitutto una modificazione a livello neuronale di ciò che accade all’interno del nostro sistema nervoso che successivamente si palesa in uno stato di maggior tranquillità, quiete, sincronizzazione interna. Si sperimenta una maggior connessione e tranquillità con se stessi. Inoltre si realizza una sincronizzazione degli emisferi cerebrali con l’aumento dell’attività del corpo calloso.

Spieghiamo meglio:
La cosiddetta Ipnosi naturalistica si poggia sul fenomeno delle comuni trance spontanee (ad esempio i sogni ad occhi aperti), le quali avvengono quotidianamente e seguono ritmi biologici ultradiani, ripetendosi più volte al giorno.
L'ipnosi è, infatti, è uno stato mentale normale ed estremamente naturale, che spesso si sviluppa spontaneamente durante le nostre giornate e può essere autoprovocato o eterostimolato, ossia stimolato dall'esterno.

L’IPNORET-RER è una pratica psicosomatica, cioè coinvolge sia la mente che il corpo. Una sorta di rilassamento molto profondo in cui tuttavia si riesce a comunicare, a comprendere più a fondo i contenuti e perfino a indirizzarsi verso una modifica delle abitudini e comportamenti limitanti. La condizione di rilassatezza estrema in cui ci si viene a trovare, favorisce l’aumento delle FUNZIONI COGNITIVE, per entrare maggiormente in contatto con il proprio inconscio.

  Onde cerebrali

Le misurazioni elettroencefalografiche indicano 4 naturali modalità di attività cerebrale:
le onde beta 30-14 hz dello stato di veglia cosciente
le onde alfa 14-8 hz nello stato di veglia rilassata
le onde theta 8-4 hz nello stato ipnotico
le onde delta 4-0,5 hz durante il sonno

Quando le onde cerebrali rallentano, l’individuo viene a contatto con il suo inconscio; quando invece la mente del soggetto è volta al mondo esterno, le onde cerebrali accelerano.
La trance ipnotica è uno stato mentale caratterizzato da una prevalenza di onde Theta; non è però possibile rimanere per un lungo periodo in queste frequenze, si passerà quindi ad uno stato di sonno od uno di veglia.

Nello stato ipnotico si apre quindi una comunicazione con la mente più profonda ed è possibile tornare a ricordi passati e osservarli dall’esterno con un occhio critico, aprendosi all’opportunità di interpretare più correttamente il passato o a risolvere un confitto che si porta dentro sé stessi. Si recuperano memorie inconsce favorendo la consapevolezza di elementi utili per la crescita personale e il benessere attuale.
Ma come avviene questa elaborazione?

 

Approfondimento: il termine onde cerebrali si riferisce all'attività elettrica e ritmica del tessuto nervoso nel sistema nervoso centrale. Le onde cerebrali sono in movimento costante, sono importanti nei processi cognitivi e nella neuropatologia. Esse vengono individuate tramite l’elettroencefalogramma, un esame che, attraverso tracciati grafici, misura l'attività elettrica del cervello. La frequenza di tali onde, calcolata in cicli al secondo, (Hertz), varia a seconda del tipo di attività in cui il cervello è impegnato.  
Ogni cosa che si fa o che si dice, è regolata dalla frequenza delle onde cerebrali. Per fare un esempio, quando parliamo con gli altri, la nostra mente è in onde beta, lo stato in cui si è attivi e all'erta. 
  
Le onde Delta, (tra 0.5 e 4 Hz), sono le più lente e sono associate al sonno profondo, senza sogni. 
Le onde Theta, (tra 4 e 8 Hz), si osservano a livello della corteccia negli stati meditativi, di sonnolenza o patologici. 
Le onde Alpha, (tra 8 e 13 Hz), hanno origine dal lobo occipitale e sono associate agli stati vigili ma con gli occhi chiusi. 
Le onde Beta, (tra 13 e 32 Hz) sono associate invece ai normali stati di consapevolezza vigile e concentrazione. 
Le onde Gamma, (tra 25 e 140 Hz) sono associate alla normale consapevolezza visiva e ai movimenti oculari rapidi durante il sonno (Thompson, 2018). Lo stato in cui ci troviamo quando impariamo e processiamo informazioni.  

 
L'ipnosi è collegata alla fascia delle onde theta e ai cambiamenti nell'attività gamma. Si ritiene che queste oscillazioni abbiano un ruolo importante nel richiamo della memoria dichiarativa e dei circuiti limbici emotivi. Secondo gli studiosi, le oscillazioni theta e le variazioni dell'attività gamma osservate durante il processo di ipnosi possono essere alla base di alcune risposte ipnotiche.  

Durante lo stato ipnotico le due modificazioni neurologiche sono la prevalenza di onde theta e l’inversione emisferica. 
In pratica, durante la veglia l’emisfero sinistro funziona maggiormente, mentre durante la fase di trance (e anche durante il sonno) avviene il contrario. Un modello neuropsicologico che utilizza la differenza tra i due emisferi cerebrali è proprio quello di Erickson; anche se egli elaborò le sue idee molto prima che venissero sviluppate le ricerche sulla lateralizzazione emisferica, Erickson tendeva a facilitare la trance tramite il depotenziamento della funzione emisferica sinistra. 
 

Nella fase dell’induzione ipnotica, a livello di passaggio delle onde, la persona passa da uno stato dove predominano le onde Beta ad uno stato di predominanza di onde Alpha. Nel processo di rilassamento, a queste variazioni cerebrali si accompagna anche un rallentamento di altre attività (numero degli atti respiratori, profondità degli stessi, frequenza cardiaca ecc..). In sintesi, si assiste ad un incremento dell’attività parasimpatica del sistema nervoso. Successivamente, con l’aumento dell'attenzione della persona rivolta verso l’interno (introspezione) e l’approfondimento della trance, le onde theta diventano predominanti, e queste caratterizzano la trance vera e propria. 
 

Le onde theta sono le stesse che produciamo quando dormiamo nella fase REM (Rapid Eye Movement), quello stato di sonno non troppo profondo in cui sogniamo, e quando passiamo dal sonno alla veglia. Tuttavia esse sono attive anche durante ‘un’apparente veglia’. Quello che Erickson chiama il ‘fenomeno della comune trance quotidiana’ nel quale si afferma che diverse volte durante la giornata entriamo in uno stato di trance ipnotica passando nella ‘fase theta’. Queste onde sono presenti anche negli stati di meditazione molto profonda. In generale, esse producono uno stato in cui sentiamo in connessione col mondo e l’universo in quanto siamo meno disturbati dalle ‘chiacchere’ mentali e siamo più in contatto con le potenzialità del subconscio; esse governano la parte della nostra mente che si trova fra il conscio e l'inconscio e trattengono memorie e sensazioni. Si crede che questo stato mentale ti permetta di agire al di sotto del livello della mente conscia.  

 
Questo stato di connessione, che normalmente viene vissuto in modo passeggero o passivamente come nel sonno, nell'ipnosi viene mantenuto per tutta la seduta e utilizzato a fini terapeutici. É durante questo passaggio che l'individuo vive la destrutturazione del suo stato di coscienza e abbandona le difese consce e razionali. Lo schema del corpo può alterarsi diventando evanescente e spesso si presentano fantasie e brevi immagini. L’assistito comincia a far fatica a seguire il senso delle parole dell'ipnotista anche se sente un forte legame con lo stesso. Più che al contenuto semantico delle parole, la persona potrebbe, in questa fase, essere sensibile più agli aspetti ritmico-prosodici del discorso. A questo livello chi sta praticando l’ipnosi, riconoscendo i segnali fisiologici della trance, passa all'utilizzo di un linguaggio metaforico-allegorico proprio dell'emisfero destro che nel frattempo è diventato l'emisfero dominante. Si possono quindi creare delle realtà ipnotiche dove l'individuo, attingendo alle proprie risorse profonde, potrà sperimentare nuove esperienze e sviluppare nuove associazioni.  

 
Gli scienziati hanno scoperto che le onde Alpha e Theta possono: 
 
1. Alleviare lo stress e promuoverne una sostanziale riduzione nelle persone soggette a stati di ansia. 
2. Facilitare un profondo rilassamento fisico e maggiore chiarezza mentale. 
3. Incrementare l'abilità verbale. 
4. Sincronizzare meglio i due emisferi cerebrali. 
5. Richiamare immagini mentali vive e spontanee ed il pensiero creativo immaginativo. 
6. Ridurre il dolore e stimolare il rilascio di endorfine. 

  

  Integrazione Emisferica

Studi approfonditi hanno dimostrato che lo stato di trance ipnotica non è esclusivamente caratterizzato dalla massiccia presenza di onde theta, ma anche da un importante fenomeno chiamato “inversione emisferica”. Si sviluppa una prevalenza emisferica destra - documentata anche da studi elettroencefalografici che hanno riscontrato una preponderante attivazione di questo emisfero – rispetto alla preferenza emisferica sinistra dello stato di veglia.


Possiamo chiaramente constatare come in una psicoterapia cognitivo-comportamentale il soggetto impara a modificare i propri schemi di pensiero attraverso il ragionamento e le esperienze che gli sono suggerite dal terapeuta, cioè a gestire i propri stress o conflitti attraverso un percorso razionale.
L’IPNORET-RER aggiunge l’elemento nodale dell’integrazione emisferica, la quale si svolge in maniera totalmente inconscia. Questo fenomeno lavora sia a livello corporeo, donando uno stato di leggerezza, tranquillità e ricarica energetica, che viene percepita in tutta la sua naturalezza, sia a livello emozionale e mentale: i ricordi legati ed eventi traumatici perdono la loro carica emotiva negativa e vengono vissuti in maniera distaccata.

Come funziona il nostro cervello?

La spiegazione semplicistica che associa l’emisfero sinistro alla logica e alla razionalità e l’emisfero destro alla creatività e immaginazione va sfatata.
Il nostro cervello lavora in modo più complesso; anche in un processo creativo vengono attivate molteplici aree cerebrali e non può essere banalmente decifrato in base alla sua apparente simmetria emisferica.

Diocle di Caristo, medico greco del IV secolo a.C., fu il primo ad ipotizzare la differenziazione emisferica: “Nella testa ci sono due cervelli: uno dà la capacità di comprendere, l’altro provvede alla percezione sensoriale. Vale a dire: sul lato destro c’è quello che percepisce, ma è con quello che sta a sinistra che comprendiamo”.
Nel 1861 Paul Pierre Broca, neurologo e chirurgo francese, con una serie di esperimenti evidenziò come la terza circonvoluzione del lobo frontale dell’emisfero sinistro fosse coinvolta nella produzione e nell’elaborazione del linguaggio.


  APPROFONDIMENTO: Gli emisferi cerebrali- funzioni:

I primi a sospettare che i due emisferi cerebrali potessero essere dedicati a funzioni diverse furono, verso la fine dell’Ottocento, Paul Broca e Karl Wernicke: i due scienziati si erano accorti come chi aveva danni in regioni particolari dell’emisfero sinistro non fosse in grado di articolare bene il linguaggio. Al contrario, danni simili nelle stesse regioni dell’emisfero destro non producevano impatti apprezzabili. Da qui l’idea che le due parti in cui appare diviso il nostro cervello svolgessero funzioni differenti. 

Il cervello è diviso in lobi frontali, parietali, temporali e occipitali. Ognuno dei lobi è specializzato in funzioni diverse: nella maggioranza dei destrorsi il lobo frontale sinistro (situato subito dietro la fronte) controlla il linguaggio, mentre il lobo temporale sinistro (quello sopra l’orecchio) controlla la comprensione del linguaggio scritto e parlato, l’udito e la memoria verbale. Il lobo frontale destro, invece, controlla l’udito e la capacità di apprezzare la musica. I lobi occipitali, sul lato posteriore della testa, controllano la visione. Problemi neuronali in questi lobi possono far apparire gli oggetti più grandi o piccoli di quello che sono realmente o produrre immagini distorte. I lobi parietali infine controllano i muscoli del lato opposto, compresa la lingua e le corde vocali.  

Affermare che il lato destro controlla la creatività e quello sinistro la logica è una semplificazione eccessiva e sbagliata. Per comprendere meglio può essere interessante analizzare il modo con cui viene percepita la musica. Una delle “leggende” che circolano sulla specializzazione dei due emisferi è che il destro sia quello legato alla musica; in realtà, come hanno evidenziato gli studi condotti negli ultimi anni, le cose non stanno esattamente così: l’emisfero destro è legato al piacere che riceviamo dall’ascoltare la musica e alla nostra capacità di apprezzarla, il sinistro invece alla capacità di analizzare la struttura di un pezzo musicale. I musicisti quindi utilizzano più l’emisfero sinistro per ascoltare la musica, mentre gli altri la ascoltano con l’emisfero destro.  
Entrambe le parti del cervello lavorano insieme e una prende il “controllo delle operazioni” a seconda dei casi. Il fatto che il famoso compositore francese Ravel dopo aver subito un ictus al lato sinistro del cervello non fosse più in grado di comporre, dimostra la fondatezza di questo modalità di funzionamento del nostro cervello: se la creatività fosse solo una specifica del lato destro, allora Ravel non avrebbe avuto nessun problema a continuare nel suo lavoro.  

Recenti studi condotti con la risonanza magnetica funzionale hanno evidenziato come i due emisferi cerebrali si distinguano fra loro non tanto e non solo per le funzioni che controllano, quanto per come svolgono il loro lavoro. Il lato sinistro si focalizza sul dettaglio, divenendo importante nell’esecuzione di quei compiti che richiedono, ad esempio, legare insieme alcune parole per costruire una frase o di individuare una faccia amica in una folla di persone. Il lato destro, invece, si concentra sull’aspetto generale, cosa che consente di evidenziare i collegamenti esistenti tra le diverse parti di un insieme. Grazie a questo emisfero, riusciamo a rappresentare la posizione degli oggetti nello spazio e gestire gli aspetti emotivi e metaforici di un discorso. Un deficit o una perdita di funzionalità a carico dell'emisfero destro può impedire al soggetto di riconoscere volti noti così come oggetti conosciuti; la persona in questione potrebbe essere perfettamente in grado di spiegare verbalmente ciò che vede senza sapere minimamente di che cosa si tratti (può descrivere una caffettiera parlando della sua forma, della sua grandezza, del manico, del colore senza però riuscire a risalire alla sua utilità).  
In pratica, nessuno utilizza sempre e solo funzioni appartenenti all'uno o all'altro emisfero; il cervello umano sfrutta entrambi gli emisferi e le corrispettive specializzazioni, anche se, a seconda delle varie situazioni, vengono predilette modalità analitico-logiche piuttosto che emotive e globali 


Roger Sperry, neurobiologo statunitense, e i suoi collaboratori nella seconda metà del ‘900 hanno dato un contributo fondamentale alla comprensione del funzionamento del cervello umano, attraverso le loro ricerche svolte su soggetti “split-brain”, ovvero pazienti che, a causa di una forma di grave epilessia, avevano subito una scissione del corpo calloso con conseguente separazione dei due emisferi.

 

  APPROFONDIMENTO
Alcune gravi forme di epilessia, richiedono che il paziente si sottoponga ad emisferectomia, ovvero 
resezione chirurgica di un emisfero asportandolo interamente oppure recidendo il corpo calloso e troncando così la comunicazione tra l’emisfero in cui hanno origine gli attacchi e quello controlaterale (Kim et al., 2018). Sorprendentemente, vi sono diversi casi in letteratura che riportano un ottimo recupero delle funzioni cognitive. I ricercatori hanno esaminato la connettività dei network cerebrali in stato di riposo dei pazienti che avevano subito emisferectomia potendo escludere che vi fossero differenze sostanziali rispetto a quelli esibiti dai pazienti sani: i collegamenti funzionali tra diverse regioni di uno stesso network si presentarono infatti equiparabili a quelle dei cervelli con entrambi gli emisferi presenti. 
I soggetti sottoposti a commesurotomia producono due cervelli divisi e di conseguenza danni olfattivi, uditivi, tattili e visivi. Fenomeni noti come emianomia cioè incapacità di dare un nome ed emialessia, ovvero  incapacità di leggere lo stimolo presentato. Anche nella vita quotidiana si notano Difficoltà di concentrazione e Ridotta tendenza a parlare del proprio stato emotivo. Oltre a questi fenomeni si verifica la cosiddetta perdita dell'equivalenza visuo-percettiva, un soggetto non è in grado di fare confronti tra oggetti presentati ai due diversi emisferi. Se si chiede al paziente di descrivere verbalmente un oggetto, il paziente descrive la faccia vista dall'emisfero sinistro; se invece si chiede al paziente di descrivere un oggetto non verbalmente, esso descrive la faccia vista dall'emisfero destro. Questo perchè il nostro cervello possiede una grande plasticità. 
Secondo Sperry e Gazzaniga «Split the brain, split the person», ovvero se dividi il cervello, dividi la persona. 


Gli strumenti di ricerca neurologica più recenti, come la risonanza magnetica funzionale (fMRI) e la tomografia a emissione di positroni (PET), oggi permettono di visualizzare le variazioni dell’attività cerebrale e di comprendere più a fondo il funzionamento del cervello, associando la funzione studiata con l’attivazione di una o più aree del cervello.

L’area inferiore del cervello, il sistema limbico o “cervello emozionale”, è coinvolto nella percezione e nella regolazione delle emozioni e degli stati corporei. È anche il luogo in cui sono immagazzinate le esperienze di interazione precoci. Tutte queste informazioni sono conservate come conoscenza implicita, che può potenzialmente diventare consapevole e verbalizzata.

L’area superiore del cervello, la corteccia prefrontale, è coinvolta nella riflessione, nel ragionamento, nella pianificazione, ecc.

 

L’emisfero destro comunica principalmente con il sistema limbico. È coinvolto nell’elaborazione preconscia e inconscia delle informazioni che provengono dal corpo, incluse le emozioni che proviamo nell’interazione con le altre persone. È inoltre collegato all’attenzione e all’empatia.

 

L’emisfero sinistro comunica principalmente con la corteccia prefrontale.

 

Nel nostro cervello, quindi, corrispondono tre dimensioni:

·         la lateralità (sinistra/destra), comunicazione tra gli emisferi sinistro e destro,

·         la centratura (alto/basso), tra tronco cerebrale e cervelletto (nel cervello medio)

·         la focalizzazione (avanti/dietro), diretta al lobo anteriore e a quello posteriore.

 

La dimensione della lateralità fa riferimento alla neocorteccia, o cervello nuovo, dove è elaborato il linguaggio e la comunicazione parlata e scritta. Consiste nella relazione tra i due emisferi corticali. Qui riscontriamo la possibilità di comunicazione tra le competenze specifiche degli emisferi destro e sinistro e gli organi sensoriali associati, in particolare gli occhi e le orecchie. La comunicazione tra la parte destra e quella sinistra del corpo comprende inoltre la coordinazione motoria.

La dimensione della centratura fa riferimento al cervello mediano. Consiste nella relazione tra l’area limbica e quella corticale, la possibilità di accesso alla sfera dell’emozione e, nello stesso tempo, a quella del pensiero elaborato. Se tutte le informazioni passano correttamente dal tronco cerebrale e raggiungono i lobi frontali, agiremo con calma, obiettività e prenderemo decisioni razionali. Al contrario, se queste informazioni non vengono filtrate adeguatamente, il cervelletto si attiva per innescare una reazione di sopravvivenza emotiva e farci reagire in maniera automatica e istintiva (modalità “lotta e fuggi”), invece che logica.

 

La dimensione della focalizzazione fa riferimento alla relazione tra il sistema rettile e i lobi frontali, ossia a come le informazioni, raccolte dal cervello posteriore (ricettivo), vengono poi comunicate al cervello anteriore (espressivo). La capacità di osservare i particolari mentre conserviamo una visione d’insieme permette di crearci un nostro punto di vista personale, di scegliere se andare verso qualcosa o allontanarcene. Quando però l’attenzione del corpo fisico avvia una risposta di protezione o autodifesa, causata da stress, mentale, emotivo o fisico, non ci è concretamente consentito di concentrarci e scegliere.

 

In quest’ottica più completa del funzionamento del nostro cervello, possiamo schematizzare un modello più esaustivo relativo alla funzionalità dei due emisferi cerebrali, mantenendo coscienza di tutta l’argomentazione scientifica sopracitata a riguardo.

 

 

EMISFERO DESTRO

EMISFERO SINISTRO

Istinto

Logica

Disegno, musica, canto, arte, danza

Lingua, parole, parlare, leggere, scrivere

Integra diversi input contemporaneamente

Affronta una cosa alla volta

Percepisce e pensa in modo olistico

Elabora le informazioni in maniera lineare

Sede dei sogni

Compie operazioni in modo sequenziale

Spirituale, sacro, mistico

Concreto, razionale

Interpretazione di forme e volumi

Calcolo matematico

Dà nuove regole

Dogmi e vecchie regole

Nuove soluzioni a vecchi problemi

Vecchie soluzioni a nuovi problemi

Comunicazione gestuale, emozionale

Comunicazione logica

Mette in sequenza. Linearità, lista

Visione d’insieme, schemi

Percezione

Classificazione

Sintesi

Ragionamento

Memoria visiva

Memoria verbale

Globale

Dettagli

Colori

Bianco e nero

Spazio 3D

Spazio 2D

Intuito

Metodo

Nota le somiglianze

Nota le differenze

Ricompone

Scompone

Più sensibile alle idee positive

Pone obiettivi

Focalizzazione sul presente (qui ed ora)

Tempo (prima, dopo)

Orecchio sx (musicale, discorso in generale)

Orecchio dx (linguaggio, particolari del discorso)

Occhio sx (vedere da lontano, spaziare)

Occhio dx (vedere da vicino, mettere a fuoco)

 

 

  APPROFONDIMENTO - Problemi di lateralizzazione e connessione emisferica  

Emisfero destro ed emisfero sinistro presentano significative differenze funzionali: il linguaggio è un aspetto caratterizzante della parte sinistra del cervello; la capacità di percepire in modo globale un quadro, una mappa o un insieme di immagini, cogliendo i rapporti presenti tra gli elementi che li compongono, invece, è una dote tipica dell'emisfero destro. Entrambi gli emisferi cerebrali presentano differenti specializzazioni, tutte fondamentali nella realizzazione dei processi cognitivi e nella costruzione del pensiero in senso generale. Un emisfero senza l'altro non potrebbe svolgere le funzioni nella sua globalità.  
Il cervello quindi non va inteso come scisso in due parti a  stanti - ‘cervello artista’ e/o ‘cervello matematico’- ma va inteso come due parti molto diverse connesse tra loro, caratterizzate da un continuo scambio di informazioni, comunicanti attraverso il corpo calloso. 

 
Il corpo calloso è una voluminosa lamina situata nella ‘scissura emisferica’. È la scissura più importante del cervello perchè collega tra loro i quattro lobi (frontale, temporale, parietale e occipitale). 
Il corpo calloso contiene circa 300-800 milioni di fibre (assoni) che trasportano impulsi elettrici dai corpi cellulari dei neuroni. Contiene un’alta quantità di mielina, un rivestimento protettivo e grasso che si trova attorno ai nervi e che facilita la trasmissione delle informazioni. I neuroni, nel corpo calloso, possono avere un'azione eccitatoria o inibitoria. Lo scopo principale di un gran numero di queste connessioni è proprio quello di ‘inibire’, ovvero, di fermare l'interferenza dell'altro emisfero. Il trasferimento di informazioni non solo previene la confusione, ma sia il ruolo inibitorio che quello eccitatorio, sono necessari per il normale funzionamento umano. 
Lesioni a questa formazione encefalica possono provocare gravi deficit di coordinamento dei movimenti, dovuti al fatto che la parte destra e la parte sinistra del nostro cervello non sono più in grado di comunicare e, quindi, di lavorare sinergicamente.   

Vediamo ora il processo di lateralizzazione. 
Il processo di lateralizzazione si verifica molto precocemente nella fase di sviluppo del bambino. Lo sviluppo della lateralità è connesso con l'organizzazione dello schema corporeo, dello spazio e del tempo. L'interiorizzazione e la presa di coscienza di tale lateralità avvengono invece più avanti, e sono connessi con livelli strutturali organizzativi e cognitivi più evoluti (periodo operatorio concreto, tra i 6 anni e i 12). Il processo di lateralizzazione contribuisce a ristrutturare inoltre, la nozione di equilibrio, precisione e coordinazione oculo-manuale. Tutti elementi che il bambino non possiede prima dei 5-6 anni. 

 

Infine, l'acquisizione della lateralità tocca anche l'evoluzione psicoaffettiva, dimostrata dalla capacità del bambino di porsi al posto di un altro durante il gioco (reversibilità spaziale), e quindi dalla capacità di identificarsi con i sentimenti altrui, di accettare e rispettare gli altri ovvero la reversibilità del pensiero. 

Una corretta funzionalità ed equilibrio tra i due emisferi è molto importante in quanto stabilisce un senso di unità nella persona e anche con il mondo circostante. 
Quando gli emisferi sono in equilibrio, l’espressione verbale linguistica scritta e parlata, il pensiero logico e anche quello intuitivo diventano più chiari e si diviene più fluidi nella vita. 
Un lavoro equilibrato consapevole e quotidiano sul bilanciamento dei nostri emisferi aiuta ad equilibrare anche le nostre azioni. 

Nelle persone sane, ovvero coloro che non hanno subito danni fisici come ictus o problemi cerebrali, un equilibrio degli emisferi mediato dal corpo calloso permette una comprensione migliore della consapevolezza umana. Quando la connessione tra i due emisferi non è equilibrata, si può manifestare un disturbo chiamato disturbo della lateralità. 
 

Si può pensare a questo disturbo quando un soggetto tende ad invertire la destra con la sinistra, quando ha difficoltà nel linguaggio, nell’espressività, e quando fa fatica ad apprendere. Si possono osservare anche particolarità fisiche nel soggetto con problemi di lateralità. Notevole differenza tra il lato sinistro e il lato destro del corpo, e nella storia del soggetto, incidenti o traumi localizzati o a destra o a sinistra. 
Se vi è un blocco nello scambio di informazioni tra un emisfero e l'altro, è difficile che l’impulso terapeutico possa raggiungere le aree di disturbo che richiedono la regolazione. 
 

Bilanciare gli emisferi vuol dire in qualche modo andar ad equilibrarli. 
Secondo Hurst, Rush e White, differenze individuali nella lateralizzazione emisferica potrebbero produrre o influenzare differenti stili cognitivi. Lo stile cognitivo può essere definito come una modalità di pensare (Sternberg) relativa al “come” si elaborano e utilizzano le informazioni (Kirton) e le proprie abilità. 
Numerosi autori (Torrance, 1987; Kirton, 1987; Riding, 1991; Mintzberg, 1994; Allison & Hayes, 1996; Leonard & Strauss; Sadler-Smith & Riding, 1999) identificano lo stile cognitivo all’interno di un continuum dove alle estremità possono essere collocate due tipologie di pensiero: destro e sinistro. Il pensiero destro è tipico di soggetti dotati di forte intuito, attratti dall’aspetto globale del problema piuttosto che dai dettagli, in grado di trovare nuove soluzioni e di cambiare gli schemi, portati al rischio e al cambiamento. Questi soggetti preferiscono utilizzare modalità di apprendimento collaborativo. Il pensiero sinistro è tipico di soggetti metodici, conformi alle regole e alla tradizione. Hanno elevate capacità analitiche e attenzione per i dettagli, tendono all’autosufficienza sociale e professionale, preferiscono modalità di apprendimento individuali e step-by-step. 

 

Diviene quindi evidente l’importanza di una buona coordinazione emisferica per affrontare qualunque aspetto della vita e, allo stesso tempo, è ancor più comprensibile come il fenomeno di inversione emisferica, indotto nell’IPNORET-RER, agevoli la rielaborazione di eventi vissuti in assenza di integrazione.

Se consideriamo due possibili processi nell’elaborazione di un’emozione [Processo dall’alto verso il basso, che coinvolge principalmente l’emisfero sinistro, opera un controllo consapevole, esplicito, volontario e verbale degli stati emozionali, definibile anche auto controllo, o capacità di cambiare il modo in cui ci sentiamo cambiando il modo in cui pensiamo; Processo dal basso verso l’alto che coinvolge principalmente l’emisfero destro, opera un controllo implicito, non verbale o pre-verbale degli stati emozionali], quando l’intensità delle emozioni provate supera una soglia di tollerabilità avviene un blocco della funzione mnemonica e il processo di elaborazione che si attiva è quello dal basso verso l’alto (il processo di riflessione risulterebbe fisiologicamente troppo laborioso).
I ricordi sono quindi immagazzinati come stati emotivi, sensazioni fisiche ed immagini visive.

 

   APPROFONDIMENTO - Emisfero sinistro e occidente

Tutte le culture preistoriche avevano un processo di un funzionamento cerebrale in larga misura dominato dall’emisfero destro. L’immersione nella natura, l’arte profondamente allegorica, lo sciamanesimo e la magia sono un esempio delle funzioni dell’emisfero destro. 
Il progresso umano è stato caratterizzato da un ritmo sempre più frenetico, che ci ha condotto dalla lentezza esasperata degli inizi alla velocità di oggi. Si è verificata nel tempo, una transizione dal dominio destro a quello sinistro, cosa che ha consentito di sviluppare il progresso molto velocemente. 

Il linguaggio mitico è, per esempio, un’evidente espressione del pensiero arcaico, ovvero di un cervello che impara per immagini, non conosce spazio e tempo. La moderna ‘mente sinistra’ invece, ha bisogno di regole. Un cervello che impara per immagini e non per regole, inevitabilmente, attribuisce massimo valore all’esperienza che si acquisisce sul campo, mentre dal punto di vista dell’emisfero sinistro non conta avere molta esperienza, ma apprendere molte regole. E così, il mondo occidentale, risulta eccessivamente condizionato dai dettami dell'emisfero sinistro: le motivazioni esplicite di questo emisfero sono la competizione e la ricerca del potere che portano ad un mondo meccanico e privo di vita in cui c'è sempre meno spazio per il mondo implicito dell'affettività, dell’apertura e dell'empatia. 

Si crede che la dominanza dell’emisfero sinistro abbia avuto inizio con la Rivoluzione Industriale, inducendo sempre più a comandare il mondo e la natura, a cui vengono contrapposte forme regolari come il quadrato, il rettangolo o il cerchio create dall'uomo, le quali possono essere riprodotte all'infinito anche in modo meccanico. E ancora di più oggi nel periodo del post-modernismo, si affermano desideri di possesso, competizione e ‘rapporti d'uso’ che stanno sostituendo i legami e la continuità culturale. In questo modo, diventa sempre più difficile capire il contesto in cui si vivono i rapporti con gli altri. 

Possiamo dire che l'occidente rappresenti la mente maschile, l'intelletto e la sua aggressività. Mentre l’oriente rappresenta la mente femminile, l'intuizione e la sua recettività. La mente calcolatrice è un fenomeno simile al deserto, mentre la mente non-calcolatrice è come un ‘giardino ricco di uccelli che cantano’. Stiamo quindi parlando di mondi completamente diversi. Ed è per questo che l’uomo occidentale diviene molto più ansioso, inconsapevole, distaccato dalla natura e da sé stesso, eccessivamente sconnesso dalle sue emozioni. 
 
Ian McGilchrist, psichiatra e scrittore, nel suo libro ‘il Maestro e l’Ambasciatore, il cervello diviso e la creazione del mondo occidentale’, studia il funzionamento del cervello anche in relazione all’occidente. Approfondendo la questione della divisione del cervello in due emisferi -“due modi diversi di affrontare il mondo”-, lo psichiatra spiega come l’emisfero sinistro stia sempre più controllando il mondo con risvolti disastrosi.  
Ogni emisfero, percepisce per forza il mondo in modo diverso. McGilchrist osserva come l’emisfero sinistro presta un’attenzione molto focalizzata ai dettagli ma senza comprendere il contesto più ampio, vede gli oggetti in relazione alla propria utilità. Governa la mano destra che ha il potere di manovrare oggetti tecnologici, ma non riesce a creare connessioni umane, non capisce le relazioni, l’empatia e l’umorismo. L’emisfero sinistro vede gli oggetti come sistemi utili che organizza e ordina secondo un sistema di regole e connessioni lineari: non ha quindi nessun senso dell’insieme. Anche le persone sono considerate come parti del corpo.  
«Il mondo dell’emisfero sinistro è un mondo senza vita. Scompone l’universo in un assortimento di ‘pezzi senza significato’». 
L'emisfero sinistro è competitivo e la sua preoccupazione e motivazione principale è il potere. 
Al contrario, l’emisfero destro possiede, come sappiamo, una visione più ampia del tutto; percepisce un mondo interconnesso, comprende le relazioni, il linguaggio del corpo, le espressioni facciali e i significati impliciti. E’ collegato alla vita, ne capisce il movimento, la storia e le metafore. Percepisce il modo in cui l’umanità si inserisce nell’universo.  
Un'altra differenza fondamentale è quella tra ‘fissità’ e ‘flusso’. Le cose nell’emisfero sinistro sono fisse, mentre nel destro scorrono come in un flusso. E il flusso è ciò che ‘vede’ e comprende. 
Per l’emisfero sinistro il corpo è una cosa tra le altre cose, qualcosa di separato da ‘noi’, mentre il destro, vede il corpo come ciò con cui ci identifichiamo, il nostro tramite col mondo. 

L’attenzione ristretta dell’emisfero sinistro, ricorda molto il nostro mondo attuale. Infatti, nella vita pubblica sta diventato tutto regolamentato, succube di regole e più ‘esplicito’. Questo modo di pensare restrittivo e meccanico, ha permesso all’uomo di manipolare il pianeta terra è di sfruttare le sue risorse, ma nello stesso tempo questo meccanicismo gli ha fatto perdere tutti i mezzi per sentirsi soddisfatto, realizzato e l’ha disconnesso da sé. Fuori da noi si è creato un mondo che assomiglia a rigide schiere di cose prodotte meccanicamente. McGilchrist spiega come si sia potuta affermare la tendenza usurpatrice dell’emisfero sinistro. I valori di questo emisfero, sono chiarezza e stabilità che servono a poter controllare il mondo una volta che lo si è ridotto a questi termini – ma ‘per ottenere questo tipo di conoscenza il tutto deve essere frammentato in parti, l’implicito reso ‘esplicito’, il mondo sostituito da una rappresentazione statica e ‘coerente’. In fondo, l’uomo moderno crede che l’emisfero sinistro sia il pilastro della nostra intelligenza ma non è così, ci sono molte prove che l’emisfero davvero critico per l’intelligenza sia il destro. 
 
Concludendo, McGilchrist asserisce che la visione dell’emisfero destro dovrebbe prevalere, essendo l’unica che possa pervenire a una sintesi delle due visioni. 
E’ una visione del mondo che ha prevalso per un certo periodo come, nella storia della filosofia greca, nel periodo dei presocratici quando vigeva un equilibrio dei mondi dei due emisferi, combinato alla consapevolezza del primato del destro, a cui seguì poi uno spostamento verso sinistra e quindi una permanente vittoria dell’emisfero sinistro e rigetto delle intuizioni del destro. «Dobbiamo essere pronti a lasciar andare le nostre aspettative ed essere totalmente aperti, in modo da poter cogliere ciò che la natura ci dice, invece di forzarla nei quadri delle nostre categorie e punti di vista. Dobbiamo aspettarci l’inaspettato, che è inesplorato ed impervio. L’inaspettato, il nuovo, è terreno dell’emisfero destro. La natura parla a chi la sta ad ascoltare senza preconcetti, parla come un oracolo. Parlare della natura in linguaggio lineare, sarebbe come tradirla. La natura non si lascia rappresentare fedelmente, ma si lascia evocare tramite paradossi, metafore ed immagini». 

 

Nelle tecniche dell’IPNORET-RER viene attivato un collegamento con il sistema limbico (area inferiore, emisfero destro) attraverso l’utilizzo di immagini e visualizzazioni all’interno dello stato ipnotico, per poter comunicare efficacemente con un linguaggio adeguato a far emergere i ricordi immagazzinati con il processo sopradescritto.
In un secondo momento, attraverso la Rielaborazione Emozionale del Ricordo, l’integrazione emisferica indotta porterà la persona ad equilibrare emotivamente il ricordo, sbloccando le emozioni negative appartenenti al p-s rimaste intrappolate nel cervello emotivo e creando nuove connessioni con la parte di corteccia in grado di elaborarle razionalmente.
Questo comporta contemporaneamente un cambiamento sia a livello cerebrale, che emotivo e comportamentale.

 

  APPROFONDIMENTO - La terapia EMDR


La desensibilizzazione e la rielaborazione dei movimenti oculari (EMDR), è una psicoterapia recente ed efficace,sviluppata da F. Shapiro dal 1989. 
La conoscenza dei principi di base dell’EMDR, permettono al terapeuta di aiutare il cliente a trasmutare le esperienze negative in esperienze di apprendimento adattivo. L'EMDR è un intervento ben definito e basato su protocollo, con un forte supporto empirico, per il disturbo da stress post-traumatico. È un approccio psicoterapico interattivo e standardizzato, scientificamente comprovato da studi sperimentali condotti su pazienti che hanno subito eventi traumatici.Questa psicoterapia integrativa recentemente descritta, si è confrontata con la procedura di convalida utilizzata nel trattamento farmacologico. 

L’EMDR è efficace nel trattamento di numerose psicopatologie come la depressione, l’ansia, le fobie, il lutto acuto, i sintomi somatici e le dipendenze. La terapia EMDR ha come base teorica il modello AIP - Adaptive Information Processing - che affronta i ricordi non elaborati che possono dare origine a molte disfunzioni psicologiche. 
 

È stato riscontrato che l'EMDR è correlato a una diminuzione del desiderio, della paura e della depressione e ad un miglioramento della regolazione e della gestione delle emozioni e dell'autostima. Quando una persona vive un trauma psicologico, avviene uno squilibrio nel sistema nervoso e ciò fa sì che l’informazione acquisita al momento del trauma, comprese le immagini, i suoni, le sensazioni fisiche, vengano conservati a livello neurologico in uno stato disturbante. Alla fine di una seduta di EMDR l’informazione ‘target’ è completamente elaborata e il paziente raggiunge una risoluzione adattiva (Shapiro, 2000). 

 
Per poter avviare una terapia con EMDR è necessario innanzitutto individuare eventi recenti che attivano il disagio attuale ed eventi futuri associati al disagio attuale. È necessario, quindi, generalmente, procedere in senso cronologico partendo dai ricordi disturbanti del passato, procedendo con quelli del presente e anticipando quelli del futuro. Una volta individuato il ricordo da cui partire, si chiede di individuare l’immagine peggiore dell’evento. 

Si procede con l’individuazione della cognizione negativa che la persona ha sviluppato su di sé in relazione a tale ricordo; per esempio, “non valgo, sono sbagliato, sono incapace”. La cognizione negativa, deve riferirsi a  stessi ed essere sostenuta nel presente. 

A questo punto, viene identificata la cognizione positiva, ossia ciò che alla persona piacerebbe pensare di se stessa ripensando a quell’evento. Questa cognizione viene poi valutata sulla scala VOC a 7 punti, dove 1 significa “completamente falso” e 7 “completamente vero”. Identificare una cognizione positiva significa definire una visione alternativa del trauma. 

Successivamente, vengono individuate le emozioni che la persona prova in questo momento ripensando all’ evento traumatico. L’intensità delle emozioni viene poi valutata sulla scala SUD, in cui 0 significa ‘basso disturbo’ e 10 ‘alto disturbo’. Infine, vengono chieste alla persona le sensazioni fisiche che sente nel corpo quando ripensa all’evento. 

Dopo aver definito i precedenti elementi in relazione al ricordo dell’assistito, si procede con i movimenti oculari, la cui distanza. Ogni set generalmente utilizza dai 24 ai 36 movimenti bidirezionali; dunque, anche la durata di ogni set viene definita in base alla persona e a come risponde a questa fase di elaborazione. Dopo ogni set, si chiede all’assistito un feedback per valutare le nuove informazioni, pensieri, immagini o emozioni che sono insorti durante il set. Se l’elaborazione genera un’attivazione eccessiva, si può procedere con i movimenti verticali che hanno un effetto calmante. Anche nel caso in cui l’elaborazione risulti bloccata si può procedere variando la direzione dei movimenti, anche in direzione circolare o a forma di otto. 

Conclusione: questa nuova forma segue i percorsi e le tempistiche osservate per la valutazione e la validazione di altre terapie. 

 

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